La Federazione Italiana Pallacanestro mette sul tavolo 500.000 euro per incentivare il minutaggio dei giovani in Serie A. Ma quanto questo sistema contribuisce realmente alla loro crescita? ExtraPass ha analizzato la delibera federale, i criteri di assegnazione e le classifiche delle ultime stagioni.
Mezzo milione di euro. Una domanda ancora aperta.
Cinquecentomila euro.
È la somma che la Federazione Italiana Pallacanestro destina, per la stagione 2026/27, alle società di Serie A che ottengono i migliori risultati nell’utilizzo dei giocatori italiani Under 26 e Under 23.
Non è un’indiscrezione.
Non è una promessa annunciata durante una conferenza stampa.
È quanto stabilisce la delibera federale n. 406/2026, contenuta nel Comunicato Ufficiale n. 903 e pubblicata sul sito della FIP.
Un provvedimento che risponde a un’esigenza concreta: incentivare le società a dare spazio ai giocatori italiani in un campionato nel quale la costruzione degli organici deve necessariamente confrontarsi anche con le scelte sugli atleti stranieri.
L’obiettivo è condivisibile.
La questione, però, non riguarda soltanto quanto denaro venga messo a disposizione.
Riguarda ciò che quel denaro dovrebbe produrre.
Premiare un minuto giocato significa incentivare l’utilizzo. Ma significa anche investire nella formazione di un giocatore?
Sono due risultati diversi.
E la distinzione è fondamentale per comprendere se il sistema stia finanziando opportunità di crescita oppure prevalentemente redistribuendo risorse sulla base di un indicatore quantitativo.
Italiani a premio: come vengono distribuiti i 500.000 euro
La delibera prevede due fondi distinti.
Il primo, da 250.000 euro, riguarda il minutaggio degli italiani Under 26.
Possono concorrere soltanto le società che mantengono la formula del 5+5 per l’intera stagione sportiva, playoff compresi.
Il secondo, sempre da 250.000 euro, riguarda il minutaggio degli italiani Under 23.
In questo caso possono partecipare sia le società che adottano il 5+5 sia quelle che scelgono la formula del 6+6.
La distinzione è sostanziale.
Nel primo caso il premio è collegato anche a una precisa scelta di costruzione dell’organico.
Nel secondo viene incentivato l’impiego degli atleti più giovani indipendentemente dalla formula adottata.
Entrambe le graduatorie si basano sulla percentuale di utilizzo, calcolata rapportando i minuti riconosciuti ai giovani interessati al totale dei minuti giocati dalla squadra entro la ventisettesima giornata.
La ripartizione prevista per ciascun fondo è identica:
| Posizione | Quota | Premio teorico |
|---|---|---|
| Prima | 35% | 87.500 € |
| Seconda | 25% | 62.500 € |
| Terza | 15% | 37.500 € |
| Quarta | 15% | 37.500 € |
| Quinta | 10% | 25.000 € |
Importi calcolati applicando le percentuali regolamentari a ciascun fondo da 250.000 euro, nell’ipotesi di cinque posizioni assegnate.
Un meccanismo semplice da comprendere, almeno nella sua struttura generale.
La società che ottiene la migliore percentuale di impiego riceve la quota più alta.
Ma è proprio entrando nel dettaglio dei criteri di calcolo che emergono gli interrogativi più interessanti.
Quando dieci minuti diventano trenta
Il regolamento Under 23 contiene un elemento particolarmente significativo.
I minuti giocati dagli Under 21 vengono moltiplicati per due.
Quelli degli Under 23 che abbiano maturato almeno due stagioni utili al completamento della formazione presso la propria società vengono moltiplicati per tre.
I coefficienti non sono cumulabili: si applica il valore più elevato.
In termini pratici, dieci minuti effettivamente giocati possono valerne venti oppure trenta ai fini della graduatoria.
Naturalmente non diventano venti o trenta minuti di esperienza reale.
Restano dieci.
Il moltiplicatore è una scelta deliberata di politica sportiva: attribuire maggiore valore economico all’impiego dei più giovani e, soprattutto, a quello di atleti legati al percorso formativo della società.
Una finalità razionale.
Una società che investe per anni su un ragazzo dovrebbe poter ricevere un riconoscimento maggiore rispetto a chi si limita a utilizzarlo dopo che è stato formato altrove.
Tuttavia, il sistema introduce una differenza fra due grandezze che nell’analisi andrebbero sempre tenute separate:
i minuti realmente disputati e i minuti valorizzati ai fini economici.
Senza questa distinzione si rischia di interpretare le graduatorie delle premialità come fotografie dirette delle opportunità agonistiche offerte ai giovani.
Non lo sono completamente.
Sono graduatorie costruite secondo coefficienti che esprimono scelte di incentivo.
E proprio per questo dovrebbero essere affiancate da statistiche che mostrino anche l’utilizzo effettivo, al netto di qualsiasi moltiplicatore.
Perché ci si ferma alla ventisettesima giornata?
C’è un’altra particolarità.
Le percentuali vengono calcolate al termine della ventisettesima giornata della stagione regolare, non alla conclusione dell’intero campionato.
La Serie A prevede trenta giornate di stagione regolare, seguite dai playoff.
Dunque, tre giornate e l’eventuale fase finale non entrano nel calcolo della graduatoria economica.
Per il premio Under 26, invece, la società deve continuare a rispettare il 5+5 per l’intera stagione, playoff compresi.
Questa è la regola.
Ma quale ragione tecnica giustifica la scelta della ventisettesima giornata?
È una soluzione amministrativa per consentire la preparazione delle classifiche? Una convenzione consolidata? Esistono analisi che dimostrino che il periodo considerato rappresenti in maniera adeguata l’utilizzo stagionale?
La delibera esaminata non fornisce una motivazione esplicita.
Il problema non è sostenere che le ultime tre giornate cambierebbero necessariamente le graduatorie.
Non abbiamo elementi sufficienti per affermarlo.
Il problema è comprendere perché una politica di valorizzazione che riguarda l’intera stagione utilizzi un periodo di osservazione più breve.
Sarebbe utile conoscere l’effetto di un eventuale ricalcolo sull’intero campionato.
Cosa raccontano i risultati delle ultime due stagioni
Per capire come funziona il sistema non basta leggerne il regolamento.
Bisogna guardare anche i risultati.
Nella stagione 2024/25, la classifica Under 23 fu vinta dall’Openjobmetis Varese. La graduatoria Under 26 vide invece al primo posto la Dolomiti Energia Trentino.
Per quest’ultima furono riportati 552 minuti di utilizzo dei giocatori interessati, pari al 10,2% del totale considerato, davanti alla Bertram Derthona Tortona.
Nella stagione 2025/26, Varese ha confermato il primo posto Under 23.
Alle sue spalle si sono classificate Banco di Sardegna Sassari, Nutribullet Treviso, Dolomiti Energia Trentino e Vanoli Cremona.
Per l’Under 26, invece, il primo posto è stato conquistato dall’Acqua S.Bernardo Cantù, con 1.279 minuti e una percentuale del 23,6%, davanti alla Vanoli Cremona, accreditata di 1.061 minuti e del 20,4%.
Sono risultati importanti.
Dimostrano che il meccanismo ha una graduatoria concreta e che alcune società riescono a conquistare posizioni di vertice anche in stagioni consecutive.
Ma pongono almeno due questioni.
La prima riguarda il significato dei numeri.
Il 10,2% ottenuto dalla vincitrice Under 26 nel 2024/25 e il 23,6% ottenuto dalla vincitrice nel 2025/26 riguardano società differenti e non descrivono, da soli, l’evoluzione dell’intero campionato.
Per stabilire se la Serie A stia realmente aumentando l’impiego dei giovani italiani occorre conoscere la distribuzione dei minutaggi di tutte le squadre, non soltanto i risultati delle vincitrici.
La seconda questione è ancora più concreta.
In entrambe le stagioni considerate, le classifiche Under 26 pubblicate riportavano soltanto due società.
E qui emerge un interrogativo che merita una risposta.
Cinque quote previste, due società in classifica: che cosa succede alle risorse residue?
La delibera 2026/27 distribuisce il fondo Under 26 attraverso cinque quote percentuali.
Ma che cosa accade se le società aventi diritto al premio risultano meno di cinque?
Nelle classifiche Under 26 pubblicate per il 2024/25 e per il 2025/26 figuravano soltanto due club.
Applicando letteralmente le prime due percentuali, il 35% e il 25%, si arriva al 60% del fondo.
Resta quindi un 40% la cui destinazione richiede un chiarimento.
Su un fondo da 250.000 euro si tratta, in termini teorici, di 100.000 euro.
Questo non significa che quella somma non sia stata erogata, né che sia stata gestita irregolarmente.
Significa che il documento 2026/27 esaminato non precisa espressamente come debbano essere trattate le quote riservate alla terza, quarta e quinta classificata quando le società aventi diritto siano soltanto due.
Il regolamento disciplina invece il caso estremo in cui nessuna società scelga la formula 5+5: in quella situazione il fondo Under 26 confluisce nel premio Under 23.
Ma tra nessuna società e cinque società esistono situazioni intermedie.
Come vengono gestite?
Le quote residue vengono redistribuite fra le aventi diritto? Restano non assegnate? Sono regolate da altri provvedimenti?
E quali importi sono stati effettivamente liquidati nelle ultime due stagioni?
Non si tratta di insinuare una cattiva gestione.
Si tratta di chiedere che un sistema di contributi economici sia ricostruibile dal regolamento fino ai pagamenti effettivamente effettuati.
Perché la trasparenza di un premio non si esaurisce nell’annunciare quanto vale. Deve consentire anche di verificare come viene distribuito.
Una società retrocessa può essere premiata. Ma non per tutto.
Il documento federale introduce inoltre una differenza significativa fra le due graduatorie.
La società retrocessa al termine della stagione perde il diritto al premio Under 26.
Mantiene invece il diritto al premio Under 23.
La società esclusa dal campionato non ha diritto a nessuno dei due.
La scelta sembra distinguere fra un incentivo collegato anche alla permanenza nella massima categoria e uno destinato a valorizzare l’utilizzo dei più giovani indipendentemente dal risultato sportivo finale.
È una distinzione che può avere una propria logica.
Il premio Under 23 riconosce un’attività di sviluppo che non dovrebbe necessariamente scomparire a causa di una retrocessione.
Ma questa impostazione apre un’altra domanda.
Se l’obiettivo generale è favorire la crescita dei giocatori italiani, perché il valore dell’impiego di un Under 26 dovrebbe dipendere dalla permanenza in Serie A, mentre quello di un Under 23 no?
Quali comportamenti si intendono incentivare attraverso questa differenza?
La risposta può essere ragionevole.
Ma dovrebbe essere esplicitata.
I 500.000 euro non sono l’unico investimento previsto
Un’analisi corretta non può fermarsi al solo premio per il minutaggio.
La stessa delibera contiene una sezione dedicata allo sviluppo dei settori giovanili delle società di Serie A.
Vi sono indicati 360.000 euro provenienti dal bilancio federale e ulteriori 360.000 euro come ipotesi di gettito della Luxury Tax.
Il documento costruisce quindi una ripartizione di riferimento da 720.000 euro: 410.000 euro per i risultati dei settori giovanili, 150.000 per le convocazioni nelle rappresentative giovanili nazionali alle fasi finali europee e 160.000 per il sostegno allo sviluppo dei vivai.
Ma i 360.000 euro provenienti dalla Luxury Tax sono indicati come ipotesi, non come gettito definitivamente acquisito.
Non sarebbe corretto sommare automaticamente ogni voce e presentare l’intero importo come una disponibilità certa.
Il regolamento, infatti, contempla possibili variazioni del contributo collegato allo sviluppo dei settori giovanili in funzione del gettito effettivo.
Questa distinzione è importante.
Perché esistono almeno due dimensioni dell’investimento federale:
- sostenere economicamente le società che utilizzano giocatori italiani;
- contribuire alla formazione e allo sviluppo dei vivai.
Sono interventi complementari.
Ma per valutarne l’efficacia occorrerebbe misurare i risultati di entrambi e la relazione fra loro.
Il premio serve. Ma è sufficiente?
La valorizzazione dei giovani è anche uno dei temi centrali del dibattito sulla riforma dei campionati italiani, già affrontato da ExtraPass nell’articolo «La riforma dei ricchi: il basket italiano cancella il merito sportivo».
Criticare il modello non significa considerarlo inutile.
Una società che investe sui giovani affronta rischi tecnici, economici e organizzativi.
Deve trovare allenatori adeguati, strutture, opportunità agonistiche e continuità nel lavoro.
Deve spesso accettare che un giocatore non ancora formato possa commettere errori e attraversare periodi di rendimento discontinuo.
Un incentivo economico può contribuire a rendere quella scelta più sostenibile.
Può anche orientare la costruzione degli organici e premiare società che dedicano spazio e risorse alla crescita degli italiani.
Sono ragioni concrete a favore del sistema.
Ma un incentivo può essere giustificato dall’obiettivo senza che la sua efficacia sia automaticamente dimostrata.
Per verificare quest’ultima servirebbe rispondere a domande ulteriori.
Quanti Under 23 italiani giocano almeno quindici minuti effettivi a partita?
Quanti hanno un ruolo stabile nelle rotazioni?
Quanti vengono utilizzati nelle fasi decisive delle gare?
Quanti aumentano la propria partecipazione tecnica e le proprie responsabilità da una stagione alla successiva?
Quanti proseguono la carriera da protagonisti in Serie A, invece di uscire dalle rotazioni dopo aver superato la soglia anagrafica del premio?
E soprattutto: le società premiate ottengono risultati migliori nella formazione dei giocatori rispetto a società che ricevono meno incentivi?
Non tutte queste informazioni possono essere trasformate in un indice perfetto di crescita.
Ma la loro analisi permetterebbe almeno di andare oltre il solo conteggio del tempo trascorso sul parquet.
Il vero indicatore mancante: cosa succede al giocatore dopo il premio?
C’è un dato che potrebbe raccontare molto più di una singola graduatoria.
Il percorso degli atleti nel tempo.
Un sistema che intende valorizzare i giovani dovrebbe poter seguire, per esempio, i giocatori premiati nel 2024/25 e verificare cosa sia accaduto nelle stagioni successive.
Hanno trovato maggiore continuità?
Sono cresciute le loro responsabilità?
Hanno mantenuto un ruolo significativo nella massima categoria?
Si sono affermati in altri campionati di livello competitivo?
E quale ruolo hanno avuto nel percorso le società che li avevano formati?
Il minutaggio rappresenta una condizione importante per lo sviluppo.
Ma non è, da solo, la dimostrazione dello sviluppo.
Un giocatore può accumulare minuti senza compiere progressi significativi.
Un altro può avere un impiego inizialmente ridotto e intraprendere successivamente un percorso di alto livello.
Per valutare una politica federale non basta quindi misurare l’utilizzo.
Bisogna osservare anche gli esiti.
E farlo su più stagioni.
Le domande alle quali FIP e Legabasket dovrebbero rispondere
Dalla lettura dei documenti emergono questioni precise, che ExtraPass ritiene meritevoli di chiarimento pubblico.
Primo. Qual è la distribuzione effettiva, per società, delle somme erogate a titolo di premialità Under 23 e Under 26 nelle ultime stagioni?
Secondo. Come vengono trattate le quote dei premi Under 26 quando le società aventi diritto risultano meno di cinque?
Terzo. Perché il periodo di calcolo termina alla ventisettesima giornata e non alla conclusione della stagione regolare?
Quarto. Sono disponibili dati che distinguano il minutaggio effettivo da quello modificato attraverso i coefficienti premianti?
Quinto. La Federazione e la Lega hanno sviluppato un sistema di monitoraggio pluriennale dei giocatori coinvolti nelle premialità?
Sesto. Quali risultati osservabili giustificano la conferma dell’attuale meccanismo rispetto a possibili modelli alternativi?
Sono domande sulle regole e sui risultati di una politica sportiva.
Non accuse.
E proprio per questo meritano risposte documentate.
Conclusione: il futuro non si costruisce con il cronometro
Il basket italiano ha bisogno di più giocatori italiani competitivi.
Ha bisogno di società capaci di formarli.
Ha bisogno di allenatori che possano lavorare sulla crescita senza essere costretti a scegliere continuamente fra risultato immediato e sviluppo.
E ha bisogno di risorse economiche che rendano sostenibili queste responsabilità.
I 500.000 euro previsti dalla FIP rappresentano uno degli strumenti con cui il sistema cerca di intervenire.
Non sono una soluzione insignificante.
Ma non possono nemmeno essere considerati, da soli, la prova che la politica di valorizzazione dei giovani stia funzionando.
La domanda non è se sia giusto premiare le società che fanno giocare gli italiani.
La domanda è se il sistema sia capace di dimostrare che quegli incentivi producono ciò per cui sono stati istituiti.
Perché una graduatoria può stabilire chi ha utilizzato maggiormente determinati giocatori.
Un bilancio può indicare quanto denaro è stato distribuito.
Ma nessuno dei due, isolatamente, può raccontare se un giovane sia diventato un giocatore migliore.
Il cronometro misura il tempo. Non misura il talento che cresce.
E se la pallacanestro italiana vuole davvero investire nel proprio futuro, deve imparare a misurare entrambi.
Cosa abbiamo verificato
Documento principale:
FIP – Delibera n. 406/2026, Premialità Minutaggio Italiani e Sviluppo Settori Giovanili, allegata al Comunicato Ufficiale n. 903.
Documenti e fonti di confronto:
- FIP – Comunicato Ufficiale e delibere 2024/25.
- LBA – Classifiche premialità 2024/25, comunicazione dell’Ufficio Stampa Legabasket.
- Sportando – Classifiche premialità 2025/26, 21 maggio 2026.
- FIP – Bilancio di previsione 2026.
Limiti dell’analisi: questo articolo costituisce un’inchiesta documentale preliminare. Non sono stati acquisiti i prospetti contabili dei pagamenti effettivi né condotte interviste ai responsabili FIP, LBA e delle società interessate. Le domande riportate non costituiscono dichiarazioni raccolte o richieste formali alle quali sia già stata data l’opportunità di rispondere.
Le classifiche e gli importi riguardanti la stagione 2026/27 non sono ancora definitivi: al momento dell’analisi, il campionato è alle prime giornate.



