Mappa del potere reale (con numeri e atti alla mano)
Nel basket italiano “chi decide” è una domanda ingannevole, perché suggerisce un nome. In realtà decide un equilibrio: tra chi governa per statuto, chi pesa per soldi, chi pesa per voti e chi pesa perché tiene in piedi il movimento.
Per capirlo bisogna partire dai fatti, non dalle impressioni.
1) Il baricentro istituzionale: la Federazione (FIP)
La FIP è il governo centrale: regole, tesseramenti, giustizia sportiva, cornice complessiva. E soprattutto: è l’unico soggetto che tiene insieme l’intera piramide, dal minibasket alla Serie A.
Il cuore del potere federale è il Consiglio Federale. Lo Statuto FIP (aggiornato dicembre 2024) dice chiaramente che il Consiglio è composto dal Presidente + 12 Consiglieri con diritto di voto, eletti da blocchi diversi: campionati regionali, atleti, tecnici, professionisti maschili, dilettanti nazionali maschili e femminili. (Federazione Italiana Pallacanestro)
Tradotto: la governance nasce per rappresentare tante Italie diverse, non per premiare una linea unica.
E c’è un dettaglio che spiega molto: alle riunioni del Consiglio partecipano anche i Presidenti delle Leghe, ma senza diritto di voto. (Federazione Italiana Pallacanestro)
Questa è una fotografia del potere reale: la Lega conta, eccome, ma nel “parlamento” federale entra da ospite.
2) Il baricentro economico e mediatico: la Lega Serie A (LBA)
Poi c’è la LBA, che non governa tutto il basket, ma governa il prodotto: Serie A, palazzetti, sponsor, diritti, immagine. Il suo potere è meno “costituzionale” e più “industriale”.
Lo Statuto LBA (testo 2020) è esplicito: l’Assemblea è composta da tutte le società della Lega e decide su tutto ciò che conta davvero, inclusi:
- commercializzazione dei diritti audiovisivi
- criteri di ripartizione delle risorse dei diritti
- convenzione/accordi con FIP e con altri organismi
- ammissione/esclusione delle società (Segreteria Generale FIP)
È qui che si spiega un punto chiave: molte “scelte di sistema” passano dalla Federazione, ma molte scelte che determinano soldi e visibilità passano dall’Assemblea LBA.
3) Il dato che sposta il tavolo: chi rappresenta la massa del movimento
Quando parliamo di potere, spesso guardiamo solo la Serie A. Ma la Serie A è la punta. Il corpo vero è sotto.
Il report “I numeri dello sport 2023” del CONI registra per la FIP:
- 3.164 società sportive
- 311.300 atleti tesserati (di cui 264.042 maschi e 47.258 femmine) (Comitato Olimpico Nazionale Italiano)
Questa cifra non è folklore: è potere politico.
Perché un sistema con migliaia di affiliate produce inevitabilmente una governance che tende a mediare. E una governance che media spesso rallenta.
4) Il potere “di fatto”: soldi, impianti e pubblico
Il potere reale non vive solo nelle carte: vive nella capacità di sostenere il sistema.
Nella stagione 2024/25 la Serie A ha fatto registrare:
- 3.964 spettatori di media a partita
- incasso totale regular season: 14.102.640 € (la Repubblica)
E ancora: alcuni club hanno numeri che cambiano la prospettiva (Milano 8.302 di media; Virtus 6.071; Trieste 5.363). (la Repubblica)
Chi porta pubblico, sponsor, impianti e incassi non “comanda per statuto”, ma orienta:
- le priorità della Lega
- la narrazione del movimento
- la percezione di cosa sia “sostenibile” e cosa no
E questo, alla lunga, diventa voto implicito.
5) La vera mappa del potere: quattro centri che si controllano a vicenda
Se dovessimo disegnare la mappa reale, sarebbe così:
- FIP → potere normativo e sistemico (regole, tesseramenti, giustizia, indirizzo) (Federazione Italiana Pallacanestro)
- LBA → potere economico-industriale sul “prodotto Serie A” (diritti, sponsor, ripartizione risorse) (Segreteria Generale FIP)
- Base (società affiliate) → potere numerico-politico: la massa che rende inevitabile la mediazione (Comitato Olimpico Nazionale Italiano)
- Club forti → potere di mercato: pubblico, impianti, sponsor, capacità di influenzare agenda e percezione (la Repubblica)
Il risultato è che spesso non decide “il migliore”, né “il più competente”. Decide chi riesce a far convivere interessi diversi senza rompere il banco.
Conclusione: perché è così difficile cambiare?
Perché cambiare davvero significa creare vincitori e perdenti.
E in un sistema dove:
- la Federazione deve rappresentare migliaia di società (Comitato Olimpico Nazionale Italiano)
- la Lega deve difendere un prodotto che vive di diritti e sponsor (Segreteria Generale FIP)
- i club forti tirano il mercato e i club fragili temono la caduta
la “decisione netta” diventa un evento raro.
Il potere reale nel basket italiano non è il comando. È la mediazione permanente.
E la mediazione, quasi sempre, produce prudenza.


Rispondi