Nel basket giovanile italiano non si insegnano più i fondamentali (e facciamo finta di niente)
Nei palazzetti della pallacanestro giovanile italiana succede una cosa curiosa: vincono le partite, ma perdono i giocatori. Squadre Under 13 che eseguono schemi da senior, Under 15 che “leggono il pick and roll”, Under 17 che giocano a memoria… e poi, palla in mano, non sanno palleggiare con la sinistra.
La domanda è semplice e scomoda: perché nel basket giovanile italiano non si insegnano più i fondamentali?
Il sabato conta più del futuro
Nei campionati giovanili locali il risultato del weekend è diventato un’ossessione. Allenatori giudicati per la classifica, società che celebrano titoli minibasket come fossero scudetti, genitori convinti che vincere a 12 anni significhi “avere talento”.
Così si sceglie la scorciatoia:
- zona per nascondere le lacune
- schemi rigidi per controllare i ragazzi
- gerarchie precoci che uccidono la crescita
Allenare i fondamentali fa perdere partite. Allenare sistemi ne fa vincere qualcuna. E allora la scelta è quasi sempre la stessa.
Settori giovanili trasformati in piccole prime squadre
In molte realtà locali il settore giovanile non forma: prepara a vincere il campionato. Gli allenamenti sembrano copie in miniatura di quelli delle prime squadre: poco lavoro analitico, zero ripetizione del gesto, tanta lavagnetta.
Il paradosso? Ragazzi che sanno esattamente dove andare, ma non sanno arrivarci con qualità.
Un quattordicenne dovrebbe sbagliare cento palleggi. Invece sbaglia una volta e va in panchina.
Allenatori complici (spesso senza cattive intenzioni)
Non è solo colpa degli allenatori, ma anche loro fanno parte del problema. In molti contesti locali chi allena i giovani:
- è sotto pressione dalla società
- teme di perdere la squadra
- viene valutato solo sui risultati
E anche la formazione tecnica spinge in questa direzione. I percorsi federali della Federazione Italiana Pallacanestro parlano di modernità, letture e spaziature, ma raramente mettono al centro come si insegna davvero un fondamentale, non come lo si usa.
Il risultato è un esercito di allenatori che spiegano benissimo cosa fare, ma non come farlo.
L’alibi dell’NBA e del “basket moderno”
Nei campetti locali si sente spesso dire: “Ormai il basket è cambiato”. Vero. Ma non è cambiato il modo in cui si impara.
Si cita la NBA per giustificare tiri da otto metri e palleggi creativi, dimenticando che quei giocatori hanno passato anni a ripetere i fondamentali fino all’ossessione.
In Italia copiamo il finale del film, senza aver visto l’inizio.
Il danno reale: giocatori fragili e movimento impoverito
Il problema esplode più avanti. A 18–19 anni il talento “vinceva da piccolo”, ma:
- non batte l’uomo
- non crea vantaggi
- non regge la pressione
E allora smette. O resta un comprimario. O viene definito “non pronto”.
Ma non è mai stato costruito.
Il basket giovanile locale italiano sta producendo giocatori che dipendono dal sistema. Appena il sistema salta, spariscono.
Dire la verità: stiamo sbagliando priorità
Allenare i fondamentali è faticoso, noioso, impopolare. Fa perdere partite, crea malumori, richiede competenza vera.
Ma è l’unica strada.
Un settore giovanile serio dovrebbe:
- perdere oggi
- sbagliare tanto
- crescere lentamente
Finché il sabato conterà più del lunedì, i fondamentali resteranno un optional.
Conclusione (scomoda)
Il basket giovanile italiano non ha un problema di talento.
Ha un problema di coraggio.
Il coraggio di dire:
“Non ci interessa vincere adesso. Ci interessa insegnare.”
Finché questo non succede, continueremo a riempire palazzetti di bambini che giocano “bene”… e svuotarli di giocatori veri.
BUZZER


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